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Basilicon Valley – il making of

Tags: Paint; friselle; Carapelli; Rivombrosa; Porta a Porta; Silicon Valley; Bon Iver

Tempo di lettura: 3 minuti e 20 secondi

Vantaggi di non saper usare photoshop: se vuoi apparire magra nelle foto, ti devi mettere a dieta; se vuoi fotografare 131 bastoncini, devi avere 131 bastoncini. Io non so usare photoshop, non sono grafica ed ero una pippa anche con Paint, negli anni Novanta.
Quindi potete fidarvi se vi assicuro che qui ci sono 131 bastoncini: uno per ogni comune della Basilicata. Ho preso uno stuzzicadenti, l’ho spuntato, ho scritto il nome del paese sul cartoncino verde, poi l’ho ritagliato e l’ho attaccato allo stuzzicadenti. Ci ho messo tre minuti per ognuno. Ho scoperto che ci sono paesi con nomi incredibili. Corleto Perticara (sarà piena di merletti, acrobati, gente che si sganascia!). Marsicovetere (ci saranno molti orsi centenari!). Pietragalla (i pietragallesi sapranno far galleggiare i sassi!). Tramutola (saranno tutti alchimisti!). Ripacandida (cioè, meglio di Rivombrosa!). Nemoli (voglio chiamare mia figlia Nemoli!). Calvello. Missanello. Gorgoglione. Anzi (ANZI! Chissà se ha una frazione che si chiama Piuttosto).
Insomma, a parte guadagnarmi un principio di tendinite, mi sono divertita. E mi sono anche sentita una brava persona, perché ho dedicato a tutti i bastoncini – cioè a tutti i comuni - lo stesso tempo e la stessa attenzione. Ero certa che al cinquantesimo bastoncino avrei pensato “vabbè, dai, tanto nella foto non si vedranno mica tutti, basta così”. E invece no. E’ arrivato il momento di badare ai particolari. 50 + 81 fa 131, sì. Ma io preferisco ottenere 131 facendo uno più uno centotrentuno volte. Perché perdere tempo è un atto di profonda libertà e noi in Basilicata siamo ancora capaci di concedercelo. Una delle canzoni d’amore più belle che ci siano, Waste dei Phish, recita “Come, waste your time with me” . Perdere tempo è libertà, perdere tempo con qualcuno o per qualcuno, invece, è addirittura amore. Credevo che l’ amore per casa mia fosse un po’ stremato, fosse l’amore di Skinny Love di Bon Iver. E invece facendo questi 131 bastoncini mi sono accorta che è un amore hip hop, vibrante e battagliero. Come una canzone di Kento  
Mi sembrava doveroso fare qualcosa di molto accurato per una regione che nei meteo dei tg nazionali non viene citata praticamente mai (forse la assimilano al Molise), dove si vedono tutti i tg regionali tranne il suo, dove chiunque viene a buttare rifiuti tossici a caso e che non fa notizia nemmeno quando muoiono 4 persone travolte dal dissesto idrogeologico.
Avrei voluto piantare i bastoncini nel pane di Matera, ma a Roma si trova solo quello di Altamura. Certo, nessuno se ne sarebbe accorto, ma vale lo stesso discorso dei 131 bastoncini. Quindi ho usato le friselle che mia madre non dimentica mai di portarmi a Roma, quando viene a trovarmi, con il senso della misura che contraddistingue una madre meridionale, cioè nessuno.
Ci vuole pochissimo a rendere una frisella gustosa, nutriente, ricca: un po’ d’acqua, il sale, l’origano, molto olio (e noi abbiamo l’olio migliore del mondo, altro che quello toscano, che ormai è buono solo nelle sceneggiature delle fiction rai e per friggere le Croccole). L’avete assaggiata una frisella senza nulla? E’ secca, dura, friabile: sembra uscita da un romanzo di Charles Dickens.
Allora, questa foto oltre a sembrare un plastico di Porta a Porta o la copertina di un disco dei Mercury Rev, vuole sembrare ed essere un invito a innaffiare la nostra terra con il talento (l’olio), la leggerezza (l’acqua), l’attenzione (l’origano), il sudore (il sale).
E’ un invito a salvare una terra che sembra sbriciolarsi in un sacchetto di plastica e, dopo averla salvata, a farla diventare un posto dove si raccolgono, sviluppano e concretizzano le idee migliori, i sogni più avvincenti. Una Silicon Valley tutta nostra –  senza laureati del Mit di Boston o nerd che inventano social network per tenere il conto di quanti chili prende ogni anno la propria compagna di banco del liceo.

Io partirei da una cosa stupenda: al cinema, dalle nostre parti, puoi ancora rimanere a vedere due spettacoli di fila: nessun nano con i pop corn e le bomboniere algida viene a buttarti fuori.

Simonetta Sciandivasci 



Ha piovuto molto. 

Tags: stipsi; silicone; Krumiri; canone rai; Giove Pluvio; sputi; Antonio Pascale.

Tempo di lettura: 3 min

Stamattina a Roma pioveva. Come ieri, l’altro ieri, lunedì scorso, due domeniche fa, eccetera. Sono tre notti che sogno la grandine, Geri Halliwell e Saratogailsiliconesigillante. Chissà se piove anche a Matera. O a Montescaglioso. O a Bernalda. Chissà le olive a Ferrandina, chissà le arance, le fragole. Chissà la strada che è crollata a Craco due mesi fa. Chissà le tavole Palatine, chissà il mio liceo. Chissà la littorina. Chissà se i fichi di zia Angelina avevano finito di essiccarsi. Chissà la Basentana.
Basta, chiamo mia madre.
“Mamma, piove?”.
“No, oggi no”.
“Hanno aggiustato l’acquedotto?”.
“Sì, però tuo padre comunque non si sblocca”.
“Come?”.
“Eh, aveva paura che togliessero completamente l’acqua nei giorni scorsi e allora si è inibito e non è andato più in bagno”.
“Vabbè, dagli le prugne secche”.
“No, sai, è psicologico”.
“Mamma… vabbè. Avete fatto un salto in campagna? Lì ha piovuto?”
“Non ci siamo andati, ma in quella zona non ci sono stati problemi. E’ altrove che…”.
“Eh. Senti, al tg3 non dicono nulla?”.
“Boh. Noi prendiamo il Tg3 Piemonte”.
“Cosa?!”.
“Prima invece vedevamo Tg3 Liguria”.
“E TRM?”.
“Sparito da quando abbiamo il decoder”.
Saluto mia madre in preda alla sconfidenza cosmica. Infondo, se a Casale Monferrato si vedesse il TG3 Basilicata sarebbe romantico, tuttavia non credo che accada. Non ho niente contro il Piemonte, sia chiaro: mi piacciono i Krumiri, Camillo Benso Conte di Cavour, Cristina Chiabotto, la mia amica Francesca Pellas.
Faccio un azzardo: cerco notizie sul Corriere della Sera. Non c’è nulla. Non c’era nulla nemmeno ieri, nemmeno avantieri. Non c’è stato nulla MAI dall’inizio di questo disastro, cioè da quando, lunedì 7 ottobre, ha PIOVUTO MOLTO nel Metapontino e a Ginosa. Non dirò che c’è stato un nubifragio: il nubifragio è un acronimo inventato dal TG5 per non spiegare che ha piovuto molto e i paesi sono franati e la gente è morta e le case e le strade si sono allagate perché la manutenzione, in Italia, consiste in due periti tecnici e due delegati del Ministero che si prendono un caffè guardandosi con uno sguardo che dice “io lo so che tu lo sai che io lo so che non ci sono i soldi per la manutenzione, ma adesso sul verbalino scriviamo che l’avete fatta, che è tutto apposto” (lo racconta Antonio Pascale nel suo ultimo libro, “La manutenzione degli affetti”). Dire nubifragio significa intendere che c’è stata una calamità naturale, che non è colpa di nessun altro se non della natura, matrigna, iniqua, bendata, annamariafranzoni. Io non credo nella bontà della natura (viva gli OGM!Il calcestruzzo! La motosega!), però  credo sia capace di un paio di nubifragi all’anno, non cinquanta: 48 sono di responsabilità, come dire, artificiale.
Lo scorso 7 ottobre ha piovuto molto, in Basilicata. Sono morte quattro persone. Pino Bianculli, 32 anni. Chiara Moramarco, 27 anni. Giuseppe Bari, 35 anni. Rossella Pignalosa, 30 anni. Il Corriere della Sera nazionale non ne ha parlato (ma ha pubblicato una gallery di foto – nemmeno le più sconcertanti - sulla pagina di Bari, insieme a un altro trafiletto di cronaca). Su La Repubblica c’è un articoletto di cronaca. Il Fatto Quotidiano non è un giornale, quindi non l’ho controllato.
Sono morte quattro persone. Chissà se a Casale Monferrato lo sanno.
Spero che domani esca il sole e chi deve sputarsi in faccia non abbia bisogno di accendere la luce dello specchio per farlo: sono sensibile agli sprechi di energia.

Sono morte quattro persone. Pino Bianculli. Chiara Moramarco. Giuseppe Bari. Rossella Pignalosa. Quattro è un numero gigantesco. In quattro si possono fare cose gigantesche, si possono fare i Beatles.